La diffusione della paura durante la Rivoluzione Francese
Quando i modelli matematici dell'epidemiologia riescono a spiegare un evento storico
1. Eventi storici e modelli computazionali
Nelle analisi che sto portando avanti in questo blog ho usato diverse tecniche di data science. Molto spesso ho usato tecniche di business intelligence unite alla statistica per tracciare gli andamenti della complessità delle società nel tempo. Tra le tecniche meno note avevo usato il process mining per provare a capire se ci sono dei pattern nei tipi di élite che si susseguono al potere. Abbiamo visto i risultati in questo post, ora in archivio
Ma ci sono anche altre tecniche, che non ho ancora usato e che sono estremamente potenti. Qualche tempo fa ho letto un articolo pubblicato su Nature che utilizza tecniche di complexity science, come modelli epidemiologici e di rete, per spiegare la diffusione della paura durante la rivoluzione Francese come fosse un contagio di emozioni. Il risultato è estremamente interessante e mi convince ancora di più di quanto la storia sia un sistema complesso di società che evolvono nel tempo.
2. La Rivoluzione Francese in un paragrafo
La Rivoluzione Francese è uno degli esempi più eclatanti di collasso di una società. In particolare si tratta del collasso della Francia di Bourbon partito nel 1789 con la rivolta popolare e a cui seguì la Grande Paura, che analizzeremo con tecniche di complexity science. In questo periodo la cultura francese rifiuta la monarchia assoluta e inizia una feroce competizione tra le diverse culture politiche per trovare un nuovo sistema di governo, pagando però un elevato prezzo in denaro e sangue. All’epoca del regno di Luigi XVI, iniziato nel 1774, c’era da una parte un disastroso regime fiscale che teneva il popolo alla fame, dall’altra molti privilegi per tenere a bada le élite in competizione per il potere. Quando il 14 Luglio 1789 la folla armata e inferocita attaccò la bastiglia e si prese la testa del marchese de Launay (portandola in giro su una picca per le strade di Parigi) il re si rese conto che non era solo l’élite a minacciarlo, ma anche la stessa popolazione. Decise quindi di richiamare come ministro delle finanze il banchiere svizzero Jacques Necker, che proponeva riforme favorevoli al popolo aumentando le tasse all’élite, ma non bastò. I Nobili iniziarono a fuggire all’estero e i proprietari terrieri che erano rimasti vennero in molti casi attaccati dai contadini. Le violenze, che la polizia non riusciva a contenere, andavano in parallelo all'attività dell’assemblea costituente, che abolì i diritti feudali e portò alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, la carta che sanciva i nuovi valori culturali della società: la garanzia delle libertà individuali, la proprietà, lo stato di diritto e la creazione di impieghi pubblici. Ma il collasso non finì lì, perché le idee da sole non bastano a generare l’identità collettiva. Nel 1792 l’economia era ancora compressa da una pesantissima inflazione, la cooperazione tra i diversi gruppi sociali era infima e la competizione si era spostata sul piano della cultura con i gruppi sociali che combattevano per far prevalere le proprie idee. C’erano i girondini, borghesi repubblicani che proponevano uno stato federale e liberale, i giacobini, borghesi che proponevano uno stato centralizzato, dirigista e anticlericale, i foglianti, aristocratici riformisti che proponevano la monarchia costituzionale, i cordiglieri, popolani radicali che si battevano per uno stato egualitario e anticlericale. I personaggi che iniziavano a raccogliere consensi come Danton, capo dei cordiglieri, e Robespierre, giacobino, vennero accusati con notizie poco fondate e presto ghigliottinati in un contesto da psicosi collettiva. La soluzione non venne dal confronto interno, ma da quello con gli altri paesi. Mentre la Francia era nel terrore, le élite e gli stati delle società vicine iniziavano a temere che la rivoluzione si espandesse, ma non mossero guerra. Fu Luigi XVI a farlo per primo. Sapendo che l’esercito era allo sbando, sperava che gli altri stati conquistassero la Francia militarmente e restaurassero la sua monarchia. In pratica mosse guerra per perdere. Invece furono proprio le prime vittorie della Francia sulla Prussia e sull’Austria a riaccendere la scintilla dell’identità nazionale. In quel momento i Francesi stavano difendendo le loro idee rivoluzionarie cooperando, e riuscivano a vincere contro stati monarchici anche con un esercito raccogliticcio e male equipaggiato, mentre le casse dello stato erano vuote e i politici più in vista venivano giustiziati in piazza. In ogni caso è l’identità conquistata con il sangue a prevalere sulle idee: quando nel Novembre del 1799 Napoleone Bonaparte tornò in patria dopo le numerose vittorie della campagna d’Italia, con un colpo di stato prese il potere e sì proclamò imperatore dei Francesi. Napoleone ricostruì la Francia con una struttura amministrativa fortemente accentratrice e le casse dello stato vennero risanate dalle conquiste di guerra, uscendo così definitivamente dalla fase del collasso ed entrando in un nuovo ciclo storico: dalla Francia di Bourbon a quella Napoleonica, in cui l’élite dei proprietari terrieri viene sostituita dall’élite borghese. Commenti? scrivetemi:
3. L'epidemiologia della Grande Paura
Per molto tempo, la storiografia ha descritto la Grande Paura che ha generato la rivoluzione Francese come un moto irrazionale e caotico delle folle, un panico collettivo senza logica, alimentato da voci incontrollate. Spesso è stato descritto (dalle élite) come il perfetto esempio delle emozioni caotiche della popolazione che rompono la razionalità della cultura dominante, portando a un’esplosione di violenza e disordine. I dati smontano questa visione. Si tratta di una dinamica di contagio che avviene all’interno dei sistemi complessi e i modelli epidemiologici, che simulano la diffusione di virus nelle reti, sono in grado di rappresentarla. Analizzando dati storici granulari (mappe stradali del XVIII secolo, prezzi del grano, livelli di alfabetizzazione e cronache dell’epoca), i ricercatori hanno applicato un modello epidemiologico per simulare la diffusione della paura e testarla sui dati. E il modello si riflette molto bene sui dati.
Le reti hanno delle dinamiche note. Nel suo libro “Link. la scienza delle reti“ (che stra-consiglio di leggere) Barabási dimostra che la struttura di una rete determina il modo in cui le informazioni (o i virus) si propagano al suo interno. Da un po’ di tempo nei miei post consiglio sempre libri per approfondire; da oggi, acquistando i libri che consiglio contribuirete al mantenimento di questo blog.
Lo studio data-driven sulla Grande Paura conferma tutto questo: il panico non si è diffuso in maniera casuale, ma ha seguito una rete guidata dalle infrastrutture, con nodi (le città) e collegamenti (le strade). Il risultato è mostrato nella figura qui sotto:
Dopo Parigi, grossi focolai di panico sono partiti verso il 20 Luglio 1789 dalle zone intorno a Le Mans e Dijon, per espandersi in quasi tutta la Francia entro una settimana e arrivare a Toulouse nel giro di due settimane. I dati hanno permesso di misurare la velocità di diffusione del panico, di individuare le traiettorie più probabili e di calcolare parametri chiave, come il “numero di riproduzione” del panico. Chiaramente, la propagazione era fortemente correlata a fattori socio-economici concreti, ma non come ci aspetteremmo. A diffondere la paura in modo incontrollato non erano solo le masse povere, presenti soprattutto nelle campagne meno connesse, ma i centri più popolosi e istruiti, che nelle reti erano hub e diventavano decisivi nell’accesso alle informazioni. A permettere il diffondere la paura ha molto probabilmente avuto un ruolo chiave la borghesia urbana.
4. Il link tra le società
Se ci pensiamo bene, quasi tutto nel mondo è riconducibile a reti, dalle comunicazioni tra persone (come abbiamo visto) fino alle relazioni internazionali tra società.
Tra le varie dimensioni chiave delle società, il Chronos dataset contiene anche l’annotazione di un punteggio dei rapporti internazionali, codificati come
-0.3=loss of polity independence
-0.2=war with loss of wealth
-0.1=defence or war in progress
-0.05=broken influence or alliance
0.05=diplomacy or influence
0.1=war won or expansion of wealth
0.2=commercial expansion.
Proverò a usare dei modelli di network analysis su questi dati dei rapporti internazionali nella storia e riporterò i risultati nel prossimo post.



